Una delle più grandi maledizioni che perseguitano gli autori (o i sedicenti tali) di fumetti umoristico/satirici è quella di aver costantemente a che fare con intervistatori o semplici lettori che, al cospetto dell’autore, si sentono in dovere di essere sagaci, brillanti e spiritosi, quasi fosse una prova da superare, un captatio benevolentiae, un rivendicare e affermare la propria identità e autonomia o anche solo una sfida per il ruolo di maschio Alfa della specie.
Davvero, non ce n’è bisogno. Specialmente perché spesso gli autori – noi inclusi – sono individui grigi e scoglionati, oltre che imbarazzanti nelle pubbliche relazioni e sotto il profilo della coolness.
Nonostante ciò, nel 90% delle interviste che abbiamo fatto, quello sopracitato è un aspetto ci è sempre saltato all’occhio.
Non fa eccezione l’ultima.
Dove, per inciso, diciamo le solite cose.
Però, se non avete di meglio da fare…

