
A volte, molto raramente, ci capita di guardare una partita di calcio, in televisione.
Si parla esclusivamente di semifinali e finali di Champions League o di campionati del mondo o d’Europa, trasmesse in chiaro, sulla rai.
E ogni volta, più che dal gioco, dai tatuaggi, dalle pettinature dei calciatori, dalle giovani troie accanto ad anziani affaristi in tribuna d’onore, rimaniamo colpiti da un misteriosa figura chiamata inviato a bordo campo.
Sulla Rai, che non può permettersi grandi tope e che non ha più da sistemare le tante badanti di Berlusconi, solitamente, questo delicatissimo ruolo viene ricoperto da due giornalisti che si spartiscono gli eventi di maggiore importanza mediatica: Fabrizio Faìlla e Carlo Paris.
Cronisti d’assalto che passano gl’ interi 90 minuti della partita a girellare intorno alle zone tecniche, come un prete girella intorno ad una partitella da oratorio e che chiedono la linea con la stessa urgenza ed enfasi con la quale Giovanna Botteri pretese il collegamento in diretta quando il primo blindato americano entrò a Bagdhad.
Solo che in questo caso, la linea viene usata per informarci che l’allenatore ha spostato il peso dalla chiappa destra alla sinistra o ha sputato in terra, sottintendendo, però, chissà quali oscuri significati.
Giornalisti da battaglia che, con sprezzo del pericolo, del ridicolo, degli scaracchi e soprattutto delle corna, passano interminabili serate sul campo per informare il popolo italiano sulle grattate di chiappe del medico sociale o gli scaccolamenti di una riserva, con lo stesso trasporto e la stessa partecipazione usate per descrivere la prima picconata al muro di Berlino.
Giornalisti d’altri tempi che con enfasi e vocabolario degni d’un novello Omero, descrivono le mani in tasca di Mourinho, gli scaracchi di sir Alex Ferguson o di Francesco Guidolin, come gesta degne di dei dell’Olimpo.
Equilibristi della parola che si prodigano per far sembra esaltante, eccitante e soprattutto influente dal punto di vista tecnico il fatto che un allenatore beva dell’acqua o si gratti i coglioni.
Ogni volta l’immagine di questi uomini con le cuffie attira la nostra attenzione e la nostra curiosità più della partita stessa. E a destare così tanto interesse non è tanto quello che dicono, quanto il perché facciano una cosa del genere.
E allora immaginiamo che potrebbero essere dei raccomandati senza qualità ai quali è stato inventato un lavoro, pagati per stare lì, e non fare niente, ché almeno non possono far danni.
Oppure dei grandi giornalisti messi in punizione e umiliati per non aver voluto chiare il capo davanti alle richieste di qualche potente.
O anche dei veri appassionati delle grattate di chiappe degli allenatori che sono finalmente riusciti a coronare il proprio sogno di poter vivere da vicino dei momenti così intensi.
Ma potrebbero essere anche degli onesti lavoratori ai quali è stato inventato un ruolo per non farli cadere nella lista degli esuberi, in tempo di crisi.
O semplicemente potrebbero essere quelli che contano meno, quelli con meno agganci e protezioni. Giornalisti caduti in disgrazia dall’avvento delle nuove leve, decisimanete più ambiziose e lanciate, ai quali viene costantemente affidato l’incarico più ingrato. Tipo l’amico che viene sempre spedito a fare il portiere.
O anche, perché no, giornalisti convinti di fornire davvero un importante servizio pubblico ai tanti feticisti del pallone.
Oppure…
Nirvana 4, in tutte le edicole.
In più: Ufo, sesso, teorie del complotto, arredamento, voodoo, cerchi nel grano, Brasile, dichiarazioni d’amore, botte e OCCHIONERO RONSON!